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  1. Articolo

    Stanley Kubrick: L’Odissea di un grande visionario – 1/4

    di Paolo Ricciardi

    In occasione dei venti anni dalla morte del grande regista Stanley Kubrick pubblichiamo, in quattro puntate, con vero piacere un testo di Paolo Ricciardi che attraversa e analizza, sebbene brevemente, tutta l’opera, ma forse sarebbe più corretto dire l’epopea, di Kubrick.

    Stanley Kubrick nel 2001.

    Parlare di cinema, cioè di un fenomeno prettamente visivo, utilizzando delle parole, è sicuramente un’impresa ardua.
    E ancora di più se l’argomento del discorso è il cinema di Stanley Kubrick, un autore che aveva sempre definito i suoi film come “un’esperienza non verbale” e che si era sempre rifiutato di commentare le sue opere, mantenendo un’aura di mistero e di indeterminatezza che si dipana in tutta la sua filmografia.
    Non sappiamo quando iniziò a girare per Hollywood questa barzelletta, ma sappiamo che Matthew Modine la raccontò a Stanley Kubrick durante la lavorazione di “Full Metal Jacket”; lui stesso l’ha più volte ricordato, parlando della sua esperienza sul set, fino a mettere per iscritto l’aneddoto nel suo “Full Metal Jacket Diary“, pubblicato 2005.

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  2. L’amicizia tra Elsa Morante e Pier Paolo Pasolini

    In occasione della visita racconto al quartiere di Testaccio sulle tracce di Elsa Morante e del suo romanzo “La Storia” edito da Einaudi nel 1974, pubblichiamo un articolo di Gloria Albonetti, già pubblicato il 12 novembre 2018 sul blog “Filosofemme”. Ringraziamo la testata e l’autrice.

    Elsa Morante

    L’incontro e le affinità
    Morante e Pasolini furono due scrittori ed intellettuali di enorme sensibilità, due anime creative, ma instabili: due anime affini, nel bene e nel male. L’amicizia tra i due nacque per una comune appartenenza a coloro che avevano «come ideale della vita, quello di svuotare con un ditale il mare» (W. Siti, Elsa Morante nell’opera di Pier Paolo Pasolini, in Vent’anni dopo La Storia. Omaggio a Elsa Morante, Pisa, Giardini Editori e Stampatori p. 134).
    Essi si incontrarono verso la metà degli anni Cinquanta attraverso Alberto Moravia. Pasolini rimase molto colpito da Lo scialle andaluso, uscito nel 1953 e tra questo anno e quello successivo si collocò il loro incontro, testimoniato dall’epistolario di Pasolini.

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  3. Articolo

    GIOIA E RIVOLUZIONE – LA CORAZZATA KOTIOMKIN E’ UNA CAGATA PAZZESCA!

    di Paolo Ricciardi

    Con piacere riceviamo e pubblichiamo questo articolo di Paolo Ricciardi che analizza una delle scene più note della cinematografia italiana degli anni Settanta del Novecento. Quella in cui Fantozzi lancia il suo urlo liberatorio: “La Corazzata Kotiomkin è una cagata pazzesca!”

    Provate a chiedere a qualcuno quali sono le scene memorabili del Cinema Italiano.

    Fantozzi:“La Corazzata Kotiomkin è una cagata pazzesca!”

    L’uccisione di Anna Magnani in Roma Città Aperta di Roberto Rossellini, Anita Ekberg che si bagna nella Fontana di Trevi nella Dolce Vita di Fellini, lo spogliarello di Sofia Loren in Ieri, Oggi e Domani di Vittorio De Sica…ma quasi tutti citeranno la scena in cui il Ragionier Ugo Fantozzi, dopo essere stato sottoposto, insieme ai suoi colleghi, all’ennesima visione del film La Corazzata Kotiomkin, libera il proprio urlo di ribellione: “La Corazzata Kotiomkin è una cagata pazzesca!” al quale fanno seguito…NOVANTADUE MINUTI DI APPLAUSI!!!
    A ben vedere però, come sicuramente era negli intenti del geniale Luciano Salce, regista del Secondo Tragico Fantozzi, l’urlo del nostro ragioniere rappresenta il migliore omaggio che si poteva fare al geniale regista russo Sergei Ejzenstein.

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  4. Articolo

    I fori romani, dentro il cuore di Roma antica

    di Andrea Giardina

    Pubblichiamo un articolo di Andrea Giardina, storico di Roma Antica, apparso nella rivista National Geographic il 1 giugno 2018.
    I secoli di incuria e gli interventi del Ventennio fascista hanno profondamente cambiato il loro aspetto. Studi recenti ci dicono che i fori erano spazi chiusi da alte mura, isolati rispetto al fermento della vita

    Il Foro Romano in una rara immagine del 1911. Si ringrazia Roma Sparita.

    cittadina. Al loro interno, però, mille attività prendevano vita: c’era spazio per il sacro e il profano, il lavoro più febbrile e lo stanco chiacchiericcio degli sfaccendati.
    Ricostruire mentalmente le architetture, gli spazi, la vita che si svolgeva nella zona dei Fori di Roma, è un’impresa difficile e appassionante. Il problema più ovvio è rappresentato da ciò che manca. Ogni tanto qualcuno si diverte a calcolare quante sono le pagine perdute dei giuristi romani rispetto a quelle pervenute nel Digesto, quante le epigrafi, quanti gli storici e i poeti cancellati per sempre. Si potrebbe fare lo stesso con i resti dei Fori: quanti metri cubi di materiali – pietre, marmi, mattoni, malta – rimangono oggi degli antichi edifici romani? Il calcolo, anche se inevitabilmente approssimativo, darebbe la dimensione tangibile del nostro irrimediabile lutto.

    continua…