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  1. Poesia

    Tramonto romano

    Omaggio a Giuliana Paoloni.

    Pubblichiamo Tramonto romano, una poesia di Giuliana Paoloni tratta dalla raccolta “Io vivo”. Si ringrazia Rita Restifo per la foto del tramonto sul Tevere.

    Tramonto romano coll’alba alla porta.

    Tramonto sul Tevere di Rita Restifo.

    Tramonto sul Tevere di Rita Restifo.

    Il gioco mi prende
    io perdo la testa.
    Il Tevere sonnecchia.
    Una luce s’accenne.
    Il Gianicolo esplode
    il cielo è de foco.
    Er Palatino domina.
    Castel Sant’Angelo vive.

    Cavaradossi s’aggira tra ‘e mura
    cerca Scarpia
    che j’ha dato ‘a fregatura.
    Roma la notte è tua
    fà rivive’ sto passato,
    riporta in superficie tutto quanto!
    Mentre io t’accarezzo continua…

  2. Sere d'estate

    Roma è un libro di storie

    A passeggio tra scrittori e poeti, eroi e rivoluzionari

    D’estate, verso sera, la piazza del Quirinale lentamente si svuota di giornalisti, di auto blu e di turisti.

    Dioscuri - Piazza del Quirinale

    Dioscuri – Piazza del Quirinale

    Allora, come da antica consuetudine, ecco che i cittadini, sfiancati dal caldo torrido di Roma, salgono al Colle presidenziale per godersi un po’ di aria fresca.
    La nostra passeggiata serale parte da qui. Da una piazza meno scenografica di altre, ma sicuramente ricca di storie da raccontare, “abitata” da grandi personaggi. Il primo che andremo ad incontrare sarà Marie-Henri Beyle, il grande scrittore francese noto come Stendhal. In viaggio per circa un terzo della sua vita, elesse l’Italia come meta privilegiata; viaggiare era, per Stendhal, una «grande fonte di felicità». E come non ricordare alcune delle sue descrizioni della città di Milano o della sua presenza a Napoli e a Pompei? E di Roma, dove l’autore de La Certosa di Parma e de Il rosso e il nero soggiornò a lungo, scrivendo Passeggiate romane, una sorta di guida in grado, ancora oggi, di cogliere i segreti e le delizie artistiche dell’Urbe. Lasciando piazza del Quirinale andremo alla ricerca di altri personaggi che nulla hanno a che fare con la storia dell’arte e del costume. Ma con la grande storia d’Italia. Come Giacomo Matteotti, il deputato socialista rapito e assassinato dai fascisti il 10 giugno 1924 mentre si preparava a denunciare le violenze e i brogli alle elezioni che avevano consegnato al partito fascista la maggioranza dei voti. Il suo intervento alla Camera sarebbe stato in calendario per il giorno successivo, l’11 giugno.
    Il nome di Matteotti è legato a pochi luoghi della città: via dei Pisanelli dove la famiglia viveva, il lungotevere Arnaldo da Brescia che percorreva ogni giorno per recarsi alla Camera dei deputati e soprattutto via dei Crociferi, vicinissima alla Fontana di Trevi, da cui mossero i suoi rapitori.

    Casa di Giorgio Castriota

    Casa di Giorgio Castriota

    Proseguendo indifferentemente avanti e in dietro nel tempo, ci si faranno incontro i poeti Ludovico Ariosto e Vincenzo Monti, il condottiero e patriota albanese Giorgio Castriota Scanderbeg e Felice Cavallotti, politico, poeta, drammaturgo e patriota italiano, fondatore, insieme con Agostino Bertani, dell’Estrema sinistra storica, soprannominato “”il bardo della democrazia”. Si attraverseranno luoghi di grande fascino come piazza di Pietra, scandita dalla regolarità delle colonne del tempio di Adriano, imperatore divinizzato dopo la morte. Sotto le sue colonne imponenti, alte 15 metri, oggi scorre una frenetica vita e i turisti passano di corsa puntando diritti verso piazza della Rotonda, dove maestoso si erge il Pantheon, uno dei simboli più possenti dell’ecumenismo antico dedicato a tutti gli dei che si potessero venerare, e che dal VII secolo fu trasformato in basilica cristiana. Là, fino a poco più di un secolo fa, l’intera zona era destinata al silenzio, tanto che alcuni operai venivano pagati per stendere intorno al Pantheon della segatura in modo da attutire anche il rumore dei passi, in segno di rispetto per le sepolture dei primi due re d’Italia. I costi però erano proibitivi e così, nel 1906, gli emigranti italiani in Argentina, attraverso il Comune di Buenos Aires,

    Targa che ricorda la posa della pavimentazione in legno di Piazza della Rotonda.

    Targa che ricorda la posa della pavimentazione in legno di Piazza della Rotonda.

    finanziarono una copertura in legno della piazza, l’installazione e anche la manutenzione. Il legno infatti doveva essere costantemente cosparso di grasso per evitare che si sciupasse. La copertura assolveva efficacemente il suo compito, ma nel 1950 fu rimossa: pare che il grasso provocasse frequenti cadute tra i passanti.

  3. Racconti

    L’arco di Giano e il Foro Boario

    A passeggio per Roma in compagnia di Stendhal

    “Sono stato sei volte a Roma; non è certo un gran merito, ma ricordo questo piccolo particolare perché così il lettore avrà forse più fiducia in me.” Stendhal sceglie queste parole come incipit dell’Avvertenza che apre la sua “guida” a Roma.

    Nuvoloni neri annunciavano un temporale, e allora, invece di correre nella campagna romana, siamo tornati all’arco di Giano Quadrifronte.

    L'arco di Giano in una incisione di Dupré

    L’arco di Giano in una incisione di Dupré

    Questa massiccia costruzione ha quattro facciate e poggia su quattro grossi piloni. Nell’antica Roma c’erano parecchi di questi archi chiamati Giano, che avevano lo scopo di offrire un riparo contro i raggi infuocati del sole, che spesso qui è molto pericoloso. Si conoscono i nomi e i luoghi di cinque o sei vasti portici che servivano allo stesso scopo. Il più bello secondo me era al noviziato dei Gesuiti, a Montecavallo. D’inverno ci si radunava intorno a questi ripari, per prendere il sole e parlare di politica. In molte città italiane nei giorni di sole, si vedono ancora gli abitanti ravvolti nei loro mantelli, e al riparo di un muro, cercare i piaceri della conversazione. Abbiamo notato quest’usanza perfino a Verona, città già molto al nord.
    continua…

  4. Santa Maria Sopra Minerva

    Un’antica chiesetta – edificata sopra il tempio di Minerva Calcidica nei pressi dell’Iseo Campense, o tempio di Iside al Campo Marzio, e del Pantheon – fu concessa nel 1280 da papa Nicolò III ai Domenicani,

    Santa Maria Sopra Minerva - Facciata

    Santa Maria Sopra Minerva – Facciata

    da tempo insediati sull’Aventino. La donazione avvenne dopo che per cinquecento anni alla Minerva avevano abitato le monache basiliane provenienti da Costantinopoli e poi le benedettine di Santa Maria in Campo Marzio.
    La chiesa e l’area circostante dovevano diventare la sede centrale della presenza domenicana a Roma, estremamente significativa a causa della vigorosa opera di sostegno prestata da tale ordine alla Chiesa, specie nel campo della definizione dottrinaria e nella conseguente lotta per il mantenimento della purezza della fede cristiana. Tale sostegno – e il conseguente prestigio che ne derivò ai seguaci di san Domenico – divennero particolarmente evidenti nel periodo controriformistico, quando il Tribunale dell’Inquisizione fu a prevalente appannaggio domenicano e, spesse volte, sedette addirittura nel convento della Minerva, presso il Grande Inquisitore. Fu proprio qui che il 22 giugno 1633 il padre dell’astronomia moderna Galileo Galilei, sospettato di eresia, fu costretto ad abiurare le proprie tesi scientifiche.
    Tutto ciò spiega l’importanza architettonica e artistica assunta dalla chiesa e la presenza al suo interno delle cappelle gentilizie di alcune delle principale famiglie romane, con un ricchissimo corredo di opere d’arte di varie epoche.
    Una grande costruzione gotica venne inizialmente realizzata dagli architetti di Santa Maria Novella di Firenze, fra’ Sisto e fra’ Ristoro. Altri lavori si aggiunsero nel Quattrocento e nel Seicento: da sottolineare l’opera svolta da Antonio da Sangallo il Giovane nella zona del coro, all’epoca della sistemazione delle

    Cappella Carafa

    Cappella Carafa

    tombe medicee. I restauri della metà dell’Ottocento condotti dal domenicano Girolamo Bianchedi – che hanno liberato l’interno dal camuffamento barocco – ne hanno però involgarito l’aspetto col finto marmo dei pilastri e delle colonne e con la decorazione pittorica delle volte. Tuttavia, la chiesa colpisce per la maestosità della concezione e per il carattere gotico: unica testimonianza a Roma di tale corrente architettonica.
    La basilica costituisce uno straordinario compendio di memorie storiche e di testimonianze artistiche: la tomba di Caterina da Siena di Isaia di Pisa, sotto l’altar maggiore, quella del Beato Angelico, i sepolcri di Leone X e di Clemente VII nell’abside (o cappella medicea), ideati da Antonio da Sangallo il Giovane, con le statue di Raffaello da Montelupo e di Nanni di Baccio. E ancora, le tombe di Paolo IV Carafa, di Clemente VIII Aldobrandini e di Benedetto XIII Orsini. Altre sepolture di grande rilievo sono quelle del vescovo Coca di Andrea Bregno, con lunetta di Melozzo da Forlì, e la tomba cosmatesca di Guglielmo Durant, oltre ai vari sepolcri del Bernini, in particolare quello della venerabile Maria Raggi, e dei Tornabuoni di Mino da Fiesole.
    Di estrema importanza il ciclo di affreschi sulla vita di San Tommaso di Filippino Lippi nella Cappella Carafa, nel transetto destro. E le cappelle, ricche di opere d’arte, di importanti famiglie romane quali gli Aldobrandini, i Della Porta, i Rainaldi, ma soprattutto la cappella Capranica, con volta a stucchi e tele di Marcello Venusti, una Madonna del Beato Angelico e il monumento del cardinale Domenico Capranica, opera del Bregno. Senza dimenticare la cappella Altieri, con opere di Maratta e del Baciccia, e ancora le cappelle di Sisto V e dei Lante della Rovere.
    Ma è in particolare la statua di Cristo Portacroce di Michelangelo, ai piedi del presbiterio, ad attrarre l’attenzione: seppur malamente rifinita dagli allievi, l’opera spicca in tutta la sua potenza e bellezza, soprattutto nel volto di Cristo.

    Santa Caterina - Sepolcro

    Santa Caterina – Sepolcro

    La quantità di opere d’arte ospitate in questa chiesa-museo è quasi imbarazzante: non si possono certo tralasciare l’Annunciazione di Antoniazzo Romano, un Crocifisso ligneo quattrocentesco e la statua di San Sebastiano di Nicola Cordier. Senza contare che nella sagrestia e nel vestibolo si svolsero ben due conclavi: quello del 1431 che elesse Eugenio IV e quello del 1437 che designò Nicolò V. Oltrepassata la sagrestia, ecco la Camera di Santa Caterina proveniente dal vicino edificio dove la santa visse negli ultimi suoi due anni di vita e che qui venne parzialmente ricostruito. E ancora la Sala dei Papi, che ospita una grandiosa statua della Madonna di scuola berniniana, o il piccolo museo d’arte sacra, per finire nell’incantevole chiostro, in parte corrispondente all’antichissimo tempio di Iside.
    Usciti dalla magnifica chiesa, ecco Piazza della Minerva, ornata al centro dall’obelisco egizio del IV secolo a.C., proveniente dal vicino Iseo Campense, per il quale il Bernini ideò il bizzarro ma splendido basamento

    Elefantino della Minerva - Bernini

    Elefantino della Minerva – Bernini

    con l’elefante marmoreo, dalla ricca gualdrappa che regge il monolito: l’opera fu scolpita nel 1667 da Ercole Ferrara. L’elefante, per le sue modeste proporzioni, è detto «il pulcino della Minerva», mentre l’epigrafe del basamento, dettata da Alessandro VII, ricorda che fu scelto proprio l’elefante per dimostrare come occorra una robusta mente per sostenere una solida sapienza. In un primo momento il Bernini aveva progettato un basamento costituito da un gigante che sosteneva l’obelisco. Successivamente fu proposto l’elefante anche per l’intervento del domenicano Giuseppe Paglia, fiero avversario del grande artista.