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  1. Articolo

    I fori romani, dentro il cuore di Roma antica

    di Andrea Giardina

    Pubblichiamo un articolo di Andrea Giardina, storico di Roma Antica, apparso nella rivista National Geographic il 1 giugno 2018.
    I secoli di incuria e gli interventi del Ventennio fascista hanno profondamente cambiato il loro aspetto. Studi recenti ci dicono che i fori erano spazi chiusi da alte mura, isolati rispetto al fermento della vita

    Il Foro Romano in una rara immagine del 1911. Si ringrazia Roma Sparita.

    cittadina. Al loro interno, però, mille attività prendevano vita: c’era spazio per il sacro e il profano, il lavoro più febbrile e lo stanco chiacchiericcio degli sfaccendati.
    Ricostruire mentalmente le architetture, gli spazi, la vita che si svolgeva nella zona dei Fori di Roma, è un’impresa difficile e appassionante. Il problema più ovvio è rappresentato da ciò che manca. Ogni tanto qualcuno si diverte a calcolare quante sono le pagine perdute dei giuristi romani rispetto a quelle pervenute nel Digesto, quante le epigrafi, quanti gli storici e i poeti cancellati per sempre. Si potrebbe fare lo stesso con i resti dei Fori: quanti metri cubi di materiali – pietre, marmi, mattoni, malta – rimangono oggi degli antichi edifici romani? Il calcolo, anche se inevitabilmente approssimativo, darebbe la dimensione tangibile del nostro irrimediabile lutto.

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  2. Articolo

    Quelle piccole, grandi storie popolari

    di Paolo Mattei

    Tratto dal mensile “30Giorni” pubblichiamo il dialogo che Paolo Mattei realizzò con padre Virgilio Fantuzzi, critico cinematografico della “Civiltà

    Don Pietro Pellegrini (Aldo Fabrizi) con Marcello (Vito Annichiarico) figlio della Sora Pina.

    Cattolica”, che parla dei luoghi in cui fu girato ”Roma città aperta”, e che ricostruisce quella realtà brulicante di vita e di racconti che ispirò il film capostipite del neorealismo italiano. L’articolo fu pubblicato nel numero 07/08 del 2001.

    Tre amici, nel luglio 1944, si ritrovavano abitualmente a mangiare in una trattoria nei pressi di via del Tritone, al centro di Roma. Si raccontavano storie della vita, storie di guerra e di resistenza. Da qualche giorno nella capitale erano giunti gli Americani e il cammino dei liberatori proseguiva verso il Nord, dove i combattimenti e la resistenza continuavano.

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  3. Articolo

    Cabiria. Visione storica del III secolo avanti Cristo.

    di Paolo Ricciardi

    Il film Cabiria, di Giovanni Pastrone, va nelle sale cinematografiche nel 1914 ed è subito moda. Non solo cinematografica, ma anche di costume e di

    Giovanni Pastrone.

    ambiente. Uno degli architetti italiani più innovativo e di punta, ad esempio, come Gino Coppedè si ispirerà moltissimo alle scenografie di Cabiria per realizzare alcuni degli interni delle case borghesi che andava progettando proprio in quegli anni in Italia. A Roma questa influenza sarà tra quelle determinanti per la realizzazione del così detto Quartiere Coppedè. 
    Siamo felici di pubblicare questo contributo di Paolo Ricciardi che si lega direttamente alla visita che Roma Felix realizza nello storico quartiere romano.

    Cabiria: Italia 1914, bianco e nero, 162m a 18 fps; regia: Giovanni Pastrone; produzione: Giovanni Pastrone per Itala; sceneggiatura: Giovanni Pastrone; didascalie: Gabriele D’Annunzio; fotografia: Natale Chiusano, Augusto Battagliotti, Carlo Franzeri, Giovanni Tomatis, Vincent Dénizot; effetti speciali: Segundo de Chomón; scenografia: Giovanni

    Gabriele D’Annunzio.

    Pastrone, Camillo Innocenti; musica: Ildebrando Pizzetti, Manlio Mazza.
    Interpreti e personaggi: Carolina Catena (Cabiria bambina), Lydia Quaranta (Cabiria), Umberto Mozzato (Fulvio Axilla), Bartolomeo Pagano (Maciste), Italia Almirante Manzini (Sofonisba), Gina Marangoni (Croessa), Raffaele Di Napoli (Bodastoret), Emile Vardannes (Annibale), Edouard Davesnes (Asdrubale), Enrico Gemelli (Archimede), Dante Testa (Karthalo), Vitale di Stefano (Massinissa), Didaco Chellini (Scipione).

    Quando ci si trova davanti a film come Cabiria, si ha la netta impressione di trovarsi al cospetto di un’opera estremamente importante, tale da far provare una certa riverenza agli spettatori, nei quali sorge la domanda, “perché questo film è importante?”.

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  4. Articolo

    Stelle cadenti. Jackson Pollock, Argento Verde.

    di Camille Paglia

    Dal volume “Seducenti immagini”di Camille Paglia (Società Editrice Il Mulino, Bologna 2012, pp. 294), pubblichiamo il capitolo Stelle cadenti. Jackson Pollock, Argento Verde.

    Blue Poles – Jackson Pollock – 1952.

    L’Espressionismo astratto ha conquistato il design moderno, dove è diventato un motivo decorativo consueto per qualsiasi cosa, dalla carta regalo al linoleum da cucine.
    Sorprende tuttavia che negli Stati Uniti molte persone fuori dei centri urbani guardino ancora alla pittura astratta con sospetto, come se fosse uno scherzo o una truffa. Preso atto di questa tenace scetticismo, faremmo forse bene a riconoscere che l’arte astratta è più spesso scadente che buona, e che nel corso dei decenni una quantità di goffe imitazioni ne ha compromesso il valore. Ragione di più per celebrare i capolavori di questo difficile genere.
    Jackson Pollock fu al tempo stesso beneficiario e vittima del culto americano della celebrità. Fu la prima superstar dell’arte americana, che era rimasta da sempre all’ombra di quella europea. All’indomani della Seconda Guerra Mondiale, divenne un simbolo del trasferimento della capitale mondiale dell’arte da Parigi a New York, dopo secoli di predominio francese. Nato in un allevamento di pecore nel Wyoming, Pollock sembra incarnare la rude indipendenza della frontiera americana. L’abbigliamento rozzo e le sue maniere brusche valsero a infrangere l’immagine stereotipata degli artisti, che gli americani, inclini al senso pratico e al conformismo, con sprezzo giudicavano spesso smidollati o snob.

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