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  1. Articolo

    Stelle cadenti. Jackson Pollock, Argento Verde.

    di Camille Paglia

    Dal volume “Seducenti immagini”di Camille Paglia (Società Editrice Il Mulino, Bologna 2012, pp. 294), pubblichiamo il capitolo Stelle cadenti. Jackson Pollock, Argento Verde.

    Blue Poles – Jackson Pollock – 1952.

    L’Espressionismo astratto ha conquistato il design moderno, dove è diventato un motivo decorativo consueto per qualsiasi cosa, dalla carta regalo al linoleum da cucine.
    Sorprende tuttavia che negli Stati Uniti molte persone fuori dei centri urbani guardino ancora alla pittura astratta con sospetto, come se fosse uno scherzo o una truffa. Preso atto di questa tenace scetticismo, faremmo forse bene a riconoscere che l’arte astratta è più spesso scadente che buona, e che nel corso dei decenni una quantità di goffe imitazioni ne ha compromesso il valore. Ragione di più per celebrare i capolavori di questo difficile genere.
    Jackson Pollock fu al tempo stesso beneficiario e vittima del culto americano della celebrità. Fu la prima superstar dell’arte americana, che era rimasta da sempre all’ombra di quella europea. All’indomani della Seconda Guerra Mondiale, divenne un simbolo del trasferimento della capitale mondiale dell’arte da Parigi a New York, dopo secoli di predominio francese. Nato in un allevamento di pecore nel Wyoming, Pollock sembra incarnare la rude indipendenza della frontiera americana. L’abbigliamento rozzo e le sue maniere brusche valsero a infrangere l’immagine stereotipata degli artisti, che gli americani, inclini al senso pratico e al conformismo, con sprezzo giudicavano spesso smidollati o snob.

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  2. Articolo

    Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band. E tutto divenne Pop Art

    di Paolo Ricciardi

    Con piacere riceviamo e pubblichiamo questo articolo di Paolo Ricciardi sul vinile tra i più vicini alla Pop Art di sempre: Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei The Beatles, album che da poco ha festeggiato i suoi cinquanta anni.

    Sgt. Pepper – Copertina dell’album.

    Paolo Ricciardi è un esperto di cinema, ma soprattutto di musica che ha curato programmi radiofonici e lavorato per diverse case discografiche.

    Benvenuti.
    Innanzitutto, una breve nota introduttiva.
    In questo spazio andremo a segnalare i dischi che, in modi diversi, hanno influenzato lo sviluppo della musica ed il nostro modo di ascoltarla.
    La scelta iniziale è stata ardua ma doverosa.
    Non si poteva cominciare questo viaggio che con l’album che più degli altri ha rappresentato, e rappresenta ancora oggi, un vero spartiacque, con il quale la musica moderna ha fatto un enorme balzo in avanti.
    Signori e Signore…

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  3. Racconto

    San Giovanni. L’Agnello che appare debole, è Lui il vincitore

    Lorenzo Bianchi

    In occasione della visita a San Giovanni a Porta Latina e a San Giovanni in Oleo pubblichiamo un brano, dal testo di Lorenzo Bianchi “Ne scelse dodici. Dove sono sepolti gli apostoli di Gesù e alcuni loro amici”. Roma, Trenta Giorni Società

    San Giovanni Evangelista – Guido Reni.

    Cooperativa, Supplemento al numero di giugno 2007 del mensile 30Giorni, pp. 95.

    Secondo quanto ci riportano le fonti antiche, Giovanni, il prediletto di Gesù e fratello di Giacomo il Maggiore, fu l’unico degli apostoli che non morì subendo il martirio, ma per morte naturale, in età veneranda. Dopo la resurrezione di Gesù fu il primo, insieme a Pietro, a ricevere da Maria Maddalena l’annuncio del sepolcro vuoto, e fu il primo a giungervi, entrando dopo Pietro. Dopo l’ascesa al cielo di Gesù, gli Atti degli Apostoli ce lo mostrano accanto a Pietro in occasione della guarigione dello storpio al Tempio di Gerusalemme e poi nel discorso al Sinedrio, dopo il quale fu catturato e poi con Pietro incarcerato. Sempre insieme a Pietro si reca in Samaria. Nel 53 Giovanni si trova ancora a Gerusalemme: Paolo infatti lo nomina (Gal 2,9) insieme a Pietro e a Giacomo come una delle «colonne» della Chiesa.
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  4. Racconto

    Viola

    di Macariolita

    Stazione Centrale – Milano.

    Con grande piacere pubblichiamo un secondo breve racconto della nostra amica Macariolita.

    La prima impressione era stata l’odore di metallo, gomma fusa e fumo attaccato alle mani e ai vestiti, forse anche alle pareti del naso. Lo aveva sentito entrare dal finestrino aperto poco prima che il treno imboccasse l’ultimo scambio prima che apparisse la pensilina di Milano Centrale.
    Le arcate immense della stazione amplificavano i rumori, soprattutto quelli dei freni delle locomotive, e ad ogni fischio l’odore acquistava intensità. Claudio immaginò una nuvola aromatica trattenuta dalla copertura a vetri, immensa serra ferroviaria, e contenuta a sua volta dalla cappa di smog della città. Si catapultò giù dalla scaletta ripida incespicando sui propri piedi, impacciato e contento.

    continua…