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  1. Racconto

    San Giovanni. L’Agnello che appare debole, è Lui il vincitore

    Lorenzo Bianchi

    In occasione della visita a San Giovanni a Porta Latina e a San Giovanni in Oleo pubblichiamo un brano, dal testo di Lorenzo Bianchi “Ne scelse dodici. Dove sono sepolti gli apostoli di Gesù e alcuni loro amici”. Roma, Trenta Giorni Società

    San Giovanni Evangelista – Guido Reni.

    Cooperativa, Supplemento al numero di giugno 2007 del mensile 30Giorni, pp. 95.

    Secondo quanto ci riportano le fonti antiche, Giovanni, il prediletto di Gesù e fratello di Giacomo il Maggiore, fu l’unico degli apostoli che non morì subendo il martirio, ma per morte naturale, in età veneranda. Dopo la resurrezione di Gesù fu il primo, insieme a Pietro, a ricevere da Maria Maddalena l’annuncio del sepolcro vuoto, e fu il primo a giungervi, entrando dopo Pietro. Dopo l’ascesa al cielo di Gesù, gli Atti degli Apostoli ce lo mostrano accanto a Pietro in occasione della guarigione dello storpio al Tempio di Gerusalemme e poi nel discorso al Sinedrio, dopo il quale fu catturato e poi con Pietro incarcerato. Sempre insieme a Pietro si reca in Samaria. Nel 53 Giovanni si trova ancora a Gerusalemme: Paolo infatti lo nomina (Gal 2,9) insieme a Pietro e a Giacomo come una delle «colonne» della Chiesa.
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  2. Racconto

    Viola

    di Macariolita

    Stazione Centrale – Milano.

    Con grande piacere pubblichiamo un secondo breve racconto della nostra amica Macariolita.

    La prima impressione era stata l’odore di metallo, gomma fusa e fumo attaccato alle mani e ai vestiti, forse anche alle pareti del naso. Lo aveva sentito entrare dal finestrino aperto poco prima che il treno imboccasse l’ultimo scambio prima che apparisse la pensilina di Milano Centrale.
    Le arcate immense della stazione amplificavano i rumori, soprattutto quelli dei freni delle locomotive, e ad ogni fischio l’odore acquistava intensità. Claudio immaginò una nuvola aromatica trattenuta dalla copertura a vetri, immensa serra ferroviaria, e contenuta a sua volta dalla cappa di smog della città. Si catapultò giù dalla scaletta ripida incespicando sui propri piedi, impacciato e contento.

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  3. Racconto

    La salamandra di San Luigi dei Francesi

    Alfredo Cattabiani

    In occasione della passeggiata serale dedicata al bestiario delle meraviglie, ovvero un racconto in cammino che comprende alcuni degli animali di pietra che vivono nelle strade e nelle piazze della città di Roma, pubblichiamo questo scritto tratto dal

    Nutrisco et extinguo – San Luigi de’ Francesi.

    volume di Alfredo Cattabiani “Simboli, miti e misteri di Roma” edito da Newton Compton.
    Sulla facciata di San Luigi dei Francesi due enormi salamandre, scolpite nel XVI secolo da Jean de Chenevières, eruttano lingue di fuoco. La prima, sulla sinistra, è accompagnata dal motto: «Nutrisco et extinguo», nutro e spengo; l’altra, sulla destra, da «Erit christianorum lumen in igne», sarà la luce dei cristiani nel fuoco.
    Sono imprese di Francesco I ovvero, come spiegava il Contile (Luca Contile, Cetona, 1505 – Pavia, 28 ottobre 1574 è stato un letterato, commediografo, poeta, storico, diplomatico e poligrafo italiano, ndr) componimenti di «figura e motto, rappresentando vertuoso e magnanimo disegno».

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  4. Romanzo

    Memorie di Adriano. Antinoo.

    Marguerite Yourcenar

    Il romanzo “Memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenar, concepito tra il 1924 e il 1929, fu prima scritto in forma di dialogo, mai pubblicato, tra il 1934 e il 1937, e

    Marguerite Yourcenar

    solo nel 1948 prese la forma di lunga lettera che l’ormai anziano imperatore Adriano scrive al suo nipote adottivo Marco Aurelio. In questa forma il testo della Yourcernar fu pubblicato nel 1951. Nella lunga lettera l’imperatore riflette sulla sua vita, sulle sue imprese, i suoi amori, le sue scelte con una pacatezza caratteristica di chi, giunto alla fine della sua vita si sente anche pronto a lasciarla. Nonostante ciò dalle parole di Adriano emerge anche il suo sincero attaccamento all’esistenza, un elogio del desiderio di immortalità, il bisogno di affermare che l’amore, la felicità e la bellezza sono gli unici elementi che possono effettivamente garantire l’immortalità. Pubblichiamo uno stralcio del romanzo in cui Adriano parla di Antinoo, del suo amore per il giovinetto, la trasformazione di questi da bambino a giovane adulto e della sua scelta di uccidersi. Lo stralcio è tratto dall’edizione italiana Einaudi del 1963.

    Antinoo era greco: sono risalito, nelle memorie di quella famiglia antica e oscura,

    Adriano

    sino all’epoca dei primi coloni arcadi sulle sponde della Propontide. Ma l’Asia aveva prodotto su quel sangue un po’ acre l’effetto della goccia di miele che rende torbido e aromatico un vino puro. Ritrovavo in lui le superstizioni d’un discepolo d’Apollonio, il culto monarchico d’un suddito orientale del Gran Re. La sua presenza era straordinariamente silenziosa: m’ha seguito come un animale, o come un genio familiare. Aveva le infinite capacità di allegria e d’indolenza d’un cucciolo, la selvatichezza, la fiducia. Quel bel levriero,

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