Trastevere e le sue chiese. Santa Maria in Trastevere, Santa Cecilia, San Francesco a Ripa

Il quartiere di Trastevere, da sempre una sorta di “città separata”, con le sue colorate stradine, gli storici ponti, le vivaci piazze e i mercati chiassosi, si mostra ancora oggi un crocevia di culture, di lingue e di religioni. Già in epoca romana il quartiere era estremamente popoloso e multiculturale: qui sorgeva la più antica sinagoga di Roma e qui furono erette ben tre chiese titolari, Santa Maria in Trastevere, Santa Cecilia e San Crisogono, oltre a numerosi altri piccoli edifici di culto.

Santa Maria in Trastevere è una delle chiese più antiche e più belle di Roma. Fondata, secondo la tradizione, da papa Callisto, che qui risiedeva e diffondeva il Vangelo fra i trasteverini, sorge sull’omonima piazza rinascimentale ed è uno scrigno di memorie storiche e artistiche. I mosaici medievali della facciata sono soltanto la prima delle meraviglie che l’edificio custodisce al suo interno. Qui, infatti, Pietro Cavallini realizzò, nell’abside, il suo capolavoro: la Vergine e il Cristo in trono e le Storie della Vergine nella fascia sottostante.

Santa Cecilia, basilica dedicata all’amatissima martire romana patrona della musica, sorge poco distante da qui, sull’omonima piazza, dove il tempo sembra essersi fermato da secoli: la chiesa, risalente al V secolo, fu ricostruita nel IX secolo da papa Pasquale I, che commissionò il superbo mosaico absidale. Sotto l’altare, struggente e bellissima, la statua di Santa Cecilia morente di Stefano Maderno, mentre nei suoi sotterranei si conservano le strutture di un’antichissima domus, forse di proprietà della nobile famiglia di Cecilia.

Anche nel medioevo Trastevere mantenne inalterato questo suo carattere di profonda spiritualità: qui infatti fu creato il primo santuario francescano di Roma, sulle rovine dell’Ospizio di S. Biagio, dove San Francesco era solito ristorarsi nei suoi viaggi a Roma, a partire dal 1209. A San Francesco a Ripa si conservano i resti dell’antica e spoglia celletta ove Francesco abitava, incluso il sasso su cui poggiava il capo per riposare.
La chiesa, solenne e austera nelle sue odierne forme barocche, ospita un vero capolavoro della scultura, quello che viene definito il testamento spirituale di Gianlorenzo Bernini: la Cappella della Beata Ludovica Albertoni (1423-1533), nobildonna trasteverina che i romani chiamarono “madre dei poveri”, non solo per il costante impegno profuso soprattutto per aiutare le  ragazze in difficoltà ma anche per come si prodigò per alleviare le sofferenze del popolo romano, provato dall’orribile sacco dei Lanzichenecchi nel 1527.

 


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